To Catch a Predator (Dateline – NBC)
Scheda elaborata da: Monica Ferro
Titolo dell’inchiesta: “To Catch a Predator” (in italiano è stato fatto un video riassuntivo che è reperibile in internet sotto il nome di “Come ti acchiappo un pedofilo”)
Link ove reperire l’inchiesta: tutte e 12 le inchieste sono reperibili sul sito ufficiale del programma, in lingua inglese:
[RACCOLTA VIDEO]
http://www.msnbc.msn.com/id/19961209/ns/dateline_nbc-to_catch_a_predator/
[ALTRO MATERIALE]
http://www.msnbc.msn.com/id/10912603/ns/dateline_nbc-to_catch_a_predator
Schema riepilogativo delle puntate, con location, anno di svolgimento dell’inchiesta e numero di pedofili presentatisi all’appuntamento per ogni puntata (per un totale di 297 persone in 12 puntate), con link ai video di ciascuna inchiesta
Altri link utili:
(servizio in italiano su To Catch a Predator) [YouTube]
(altri approfondimenti) [Wikipedia]
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: NCB sul canale MSNBC, titolo del programma: “Dateline”
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Chris Hansen
Argomento dell’inchiesta: l’inchiesta è dedicata all’identificazione di quelle persone che contattano nelle chat soggetti minorenni per ottenere delle prestazioni sessuali. L’intera trasmissione televisiva è dedicata alla realizzazione di inchieste su tale tema.
Oggetto dell’inchiesta: “To Catch a Predator” è un reality show americano basato su giornalismo investigativo che, attraverso una collaborazione con la linea watchdog (del gruppo Perverted-justice, che è un organizzazione che si occupa di indagare su persone che adescano in chat soggetti minorenni) e della polizia locale (entrata a far parte attiva del programma dalla terza puntata), si propone di identificare soggetti adulti che dopo aver adescato le loro piccole vittime su internet, si recano presso l’abitazione del bambino per avere un rapporto di tipo sessuale con lui. In realtà, la piccola vittima non è che un “richiamo”, un’esca per così dire (“Decoy”). Infatti dietro al nickname della chat si nasconde in realtà una persona adulta facente parte del gruppo Perverted appunto, che “adesca” a loro volta i potenziali pedofili. Il soggetto viene perciò attirato presso un’abitazione che lui crede essere quella del bambino, ma dentro ad aspettarlo c’è Chris Hansen, conduttore del programma, che dopo aver spiegato che si tratta di uno show televisivo e che non c’è alcun bambino ad aspettarli, fa loro qualche domanda sul perché lo fanno, cosa li spinge o semplicemente chiede loro se vogliono dire qualcosa prima di essere arrestati, infatti, in conclusione, interviene la polizia.
Sono state trasmesse 12 puntate di “To Catch a Predator”, tra svariate critiche e non poche denuncie allo stesso programma. Ad ogni modo, nel corso dei 4 anni in cui è andato in onda ha contribuito all’arresto di più di 200 soggetti, quasi tutti condannati.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): si tratta di 12 inchieste svoltesi tra l’estate del 2004 e l’autunno del 2007
Data di pubblicazione dell’inchiesta: le 12 vengono mandate in onda via via che vengono condotte perciò il periodo di pubblicazione segue di poche settimane o un mese quello dello svolgimento.
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): “adescamento” via chat del potenziale pedofilo, uso di telecamere nascoste (hidden camera investigation), collaborazione incrociata con il gruppo Perverted-justice e la polizia locale, analisi dei testi (dialoghi scritti in chat, c.d. “conversazioni” in chat) osservazione partecipante (interazione predator-decoy in chat; interazione predator-decoy nel luogo di incontro reale, solitamente una casa), osservazione non partecipante (movimenti del pedofilo prima di raggiungere il luogo di incontro), intervista non strutturata o semistrutturata (tra giornalista e pedofilo).
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): televisione
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): l’inchiesta viene trasmessa come un vero e proprio reality show. I soggetti, nel momento in cui arrivano nel luogo dell’incontro vengono costantemente ripresi da una videocamera nascosta e si può seguire, quasi come fosse in diretta, tutti gli avvenimenti successivi, dal loro incontro con Hansen, fino alla loro effettiva cattura. Non viene mai utilizzato l’oscuramento del volto o il camuffamento della voce. Tutti vengono ripresi in viso in modo che siano ben visibili e di tutti si conoscono i loro nomi e cognomi e la professione.
Annotazioni: sicuramente questa tipologia di programma in Italia non è possibile che esista. Al di là delle ovvie critiche che si possono muovere a questo tipo di reality, che vanno dalla messa in mostra plateale di un fenomeno che ha in realtà proporzioni preoccupanti, all’accusa di fare del sensazionalismo su un argomento che, forse ha bisogno più di riflessione da parte dell’intera società che ti richiamo allo scandalo.
A differenza però delle inchieste italiane sul modello de “Le Iene”, nel programma americano ci si prende in qualche modo la responsabilità di denunciare apertamente le persone che commettono questo tipo di reato, essendo sempre ripresi interamente in volto e dichiarando le loro generalità.
Per quanto si possa essere più o meno contrari al modello americano di show, c’è da riconoscere alla trasmissione di aver portato all’arresto di più di 200 soggetti per la quale, nell’80% dei casi è seguita un’effettiva condanna.
Io clandestino a Lampedusa (L’Espresso)
Scheda elaborata da: Gerardo Adinolfi
Titolo dell’inchiesta: Io clandestino a Lampedusa
Link ove reperire l’inchiesta:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/io-clandestino-a-lampedusa/2104770
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: Settimanale L’Espresso
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Fabrizio Gatti
Argomento dell’inchiesta: Condizione di vita degli immigrati all’interno del centro di permanenza temporanea di Lampedusa
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): Durante il massimo afflusso di immigrati sulle coste siciliane dell’isola di Lampedusa, nel 2005, il giornalista Fabrizio Gatti diventa Bilal Ibrahim El Aziz, nato il 9 settembre 1970 in un villaggio del Kurdistan iracheno. Ripescato nelle acque dell’isola Bilal è rinchiuso nel Centro di permanenza temporanea di Lampedusa, dopo essere stato sottoposto ad estenuanti interrogatori e in attesa di ottenere un visto di espulsione. Dall’interno del centro Bilal denuncia le condizioni pessime della strutta, con bagni sporchi e inagibili, sovraffollata, priva di letti. Bilal fu ospite del centro per 8 giorni, in cui vide i soprusi e le violenze che gli immigrati erano costretti a sopportare, come pugni o insulti verbali. All’ottavo giorno a Bilal fu consegnato il decreto di espulsione, e fu accompagnato alla stazione di Agrigento, per poi essere lasciato libero.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): lunedì 23 settembre – venerdì 30 settembre 2005
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 7 ottobre 2005
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): L’inchiesta è un esempio di inside story (con metodo di ricerca sociale di tipo qualitativo noto come “osservazione partecipante”), essendo stata svolta dal giornalista sotto copertura, per l’impossibilità di accedere nel CPT di Lampedusa. Essendo impossibile un sopralluogo la fase istruttoria dell’inchiesta è stata preparata tutta sulla carta, con foto satellitari e carte geografiche e cartografie delle correnti marine. Gatti diventa Bilal, crescendosi la barba e i capelli, vestendosi con abiti logori, sporcandosi le dita di colla per tentare di coprire le impronte digitali e bruciando i suoi documenti una volta approdato sull’isola.
Prima di tuffarsi in mare e diventare Bilal il giornalista, nei mesi precedenti, ha imparato l’arabo, e tecniche di memorizzazione per ricordare quello che gli accadeva nei giorni di reclusione, non avendo la possibilità di registrare o appuntare su taccuino. Dopo essersi finto un clandestino il giornalista ha osservato dall’interno ciò che accadeva nel centro, ascoltato le storie dei suoi compagni di reclusione e osservato il comportamento dei controllori, le situazioni igieniche e i maltrattamenti subiti.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Cartaceo: settimanale L’espresso con foto in copertina; inserimento dell’inchiesta nel libro Bilal di Fabrizio Gatti. Online: pubblicazione dell’inchiesta sul sito web de L’Espresso.
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): L’inchiesta è stata pubblicata in forma scritta, come una sorta di diario (è divisa in giorni). Lo stile giornalistico si accompagna a quello narrativo, comunque molto più evidente nella ripubblicazione dell’inchiesta nel libro Bilal, dove il giornalista ha aggiunto maggiori dettagli e particolari avendo più spazio a disposizione. La narrazione dei giorni di reclusione vengono raccontati con parti descrittive e attraverso i dialoghi di Bilal/Gatti con i carabinieri e con gli altri clandestini. Oltre alla tecnica narrativa, fondamentale per l’inchiesta fu anche la fotografia apparsa in copertina de L’Espresso, con il giornalista in tuta bianca accompagnato da due agenti. Quelle foto, oltre ad accompagnare visivamente l’inchiesta, furono una prova inconfutabile della presenza di Gatti nel centro.
Annotazioni: L’inchiesta ha denunciato le condizioni disastrose della struttura di Lampedusa, che poi fu chiusa. A Gatti, però, venne contestato dalla Procura di Agrigento la sussistenza di un’ipotesi di reato per aver fornito false generalità. Nel dicembre 2010 il giudice La Barbera ha assolto Fabrizio Gatti “perché il fatto non costituisce reato” riconoscendo la predominanza del diritto di cronaca, sancito dall’art. 21 della Costituzione.
Emergenza affitti (Current/Vanguard)
Scheda elaborata da: Alberto Asquini
Titolo dell’inchiesta: Emergenza affitti
Link ove reperire l’inchiesta: VIDEO [su Current.com]
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: Vanguard (Current_TV)
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Claudio Metallo
Giornalista in studio: Vito Foderà
Argomento dell’inchiesta: Emergenza affitti in Italia, il caso di Bologna
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): Vito Foderà traccia un breve quadro della situazione-casa in Italia. Circa il 73% delle persone vive in una casa di proprietà, solamente il 20% circa in affitto. Il servizio di Claudio Metallo cerca di analizzare la situazione bolognese. Negli ultimi anni il dato più importante concernente la situazione casa è senza dubbio quello legato agli sfratti. Viene ascoltata la testimonianza di due operatori dello spettacolo i quali sottolineano come, a fronte di un minimo ritardo nei pagamenti degli affitti, i proprietari dell’immobile procedono subito attraverso gli avvocati alla richiesta di sfratto per morosità. Lo stesso segretario generale della Confediliazia, Giorgio Spaziani Testa, sottolinea il progressivo aumento degli sfratti per morosità. Milena Naldi, assessore alle politiche della casa di Bologna, Mauro Colombarini della Cisl e Valerio Monteventi, ex presidente commissione case, evidenziano tutti lo stato di enorme precarietà che avvolge il sistema. Spesso addirittura il 50% del reddito totale viene destinato a coprire la spesa per l’affitto, facile dunque comprendere come un sistema del genere porti inevitabilmente a non riuscire sempre a far coincidere puntualità e pagamenti. Nonostante l’avvocato Elia De Caro spieghi come sia possibile, per giusta causa, bloccare lo sfratto, ad emergere è un quadro all’interno del quale i proprietari paiono mostrare un accanimento senza precedenti. A peggiorare le cose, nel settore edilizio, ci si mette anche la burocrazia che di fatto anche nella stessa Bologna ha bloccato operazioni di autorecupero di immobili abbandonati da anni. Ma è questa la strada, quella appunto del co-housing, che si sta intraprendendo anche da parte dell’amministrazione comunale: far riqualificare le case alle stesse persone che ci andranno a vivere in cambio dell’alloggio gratuito per trenta anni, a seguito dei quali si pagherà un affitto di tipo calmierato. La situazione italiana, a confronto con quella europea, appare imbarazzante. Le case di proprietà infatti diminuiscono enormemente la mobilità sociale e quindi anche lavorativa. A ciò si aggiunga che, nel boom del mattone, l’edilizia pubblica, cioè quella destinata a chi davvero necessita di una casa e non è in condizioni di far fronte all’emergenza abitativa, è pari solamente all’un per cento del totale. Ben si comprende dunque perché il problema casa costituisca, sopratutto in condizioni di crisi economica generalizzata come quella attuale, un problema di particolare gravità.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): 2009
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 22 ottobre, 2008-2009
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): L’intervista delle parti coinvolte costituisce lo strumento privilegiato di indagine. Sono stati intervistati sindacalisti, l’assessore di competenza, un avvocato, un esponente della Confedilizia, l’associazione assegnatari. Non sono mancati dati statistici. Sono stati usati, dunque strumenti di analisi sia qualitativa che quantitativa.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Internet, satellite
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): Dopo l’introduzione di Vito Foderà, la scelta è quella di delineare il problema direttamente attraverso le voci delle persone coinvolte. Gli stessi dati statistici riguardo le dimensioni del problema sono forniti dagli intervistati. Le grafiche sempre precise, che accompagnano puntualmente l’esposizione, aiutano nella comprensione dei contenuti esposti nell’inchiesta.
Annotazioni: La scelta di ‘raccontare’ il problema direttamente con le parole dei soggetti coinvolti si rivela decisamente efficace, sia per la chiarezza con il quale i concetti sono esposti, sia perché il ventaglio di opinioni è ampio e copre tutti gli aspetti del tema trattato.
Adolescenti e suicidio (Current/Vanguard)
Scheda elaborata da: Alberto Asquini
Titolo dell’inchiesta: Adolescenti e suicidio
Link ove reperire l’inchiesta: VIDEO [su Current.com]
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: Vanguard (Current_TV)
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Stefano Obino
Argomento dell’inchiesta: Il dramma del suicidio in età adolescenziale-giovanile
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta condotta da Stefano Obino, nella sua quarantina di minuti, si propone di analizzare il problema relativo ai suicidi (tentati e compiuti) nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni, range considerato decisamente più vulnerabile, considerate le problematiche giovanili nel periodo adolescenziale e post-. Il filmato, elemento che verrà ripreso in più parti, si apre con una testimonianza anonima che dà conto della sua esperienza relativa ad un tentato suicidio. Di seguito scorrono delle statistiche ISTAT del 2008, nelle quali si sottolinea come, a fronte dei 141 suicidi registrati, una quota significativa (24) si sono verificati in Lombardia. Tuttavia i dati rilevati dall’ISTAT, secondo L’Onlus Amico Charlie – Crysis Center, sarebbero decisamente sgonfiati rispetto a quanto avviene nella realtà. Infatti vengono stimati in un numero di circa 1500 i suicidi tentati o compiuti annualmente nella sola Milano. Qual è dunque la ragione di una tale discrepanza di numeri? Secondo l’Onlus solamente il 25% di coloro che compiono, o tentano di compiere, simili gesti cercano aiuto nelle strutture ospedaliere. Parlarne è ancora un tabù, e se si considera che circa il 60%, se il primo tentativo fallisce, ci riprova, ecco che il problema si fa decisamente serio. L’intervento della Dott.ssa Silvia Tosi, pediatria dell’Ospedale milanese ‘Fate Bene Fratelli’, anticipato da una breve ricostruzione ispirata ad una testimonianza reale, ha l’obiettivo di inquadrare il fenomeno, analizzando anche l’importanza di una struttura integrata all’interno dello stesso Ospedale. L’area del disagio adolescenziale è infatti un reparto di assoluta eccellenza a livello europeo, che comprende anche un laboratorio artistico dove seguire il paziente nel periodo di ‘riabilitazione’. A parlarne è Silvia Mornati, coordinatrice del laboratorio, che si occupa di invogliare i degenti a condividere le loro esperienze attraverso l’arte, per esempio plasmando piccole opere in argilla. Viene poi ascoltata la testimonianza diretta di un altro dottore del personale dell’ospedale di Milano, Claudio Menacci. Alessandra Verri, Alessandra Granata e Maria Grazia Zanaboni, rispettivamente psicologa, psichiatra e presindente dell’Onlus, analizzano sia il tema dell’elaborazione del lutto da parte delle famiglie, sia quello dell’omertà di coloro quali tentano di togliersi la vita. In chiusura di filmato troviamo l’unica testimonianza senza sfumature dell’immagine o della voce: Daniele Polese infatti parla della morte del fratello, gettatosi da un ponte. La sua associazione si preoccupa, nonostante la reticenza delle vittime sopravvissute nel parlarne, di aiutare queste persone. A tal proposito si accenna anche al blog ‘Poesie dell’attimo’ dove ci si confronta sull’argomento.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): 2008-2010
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 1 luglio 2010
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): L’inchiesta parte dai dati dell’ISTAT, anno 2008, per poi rivolgersi in maniera unidirezionale verso il lavoro, e le statistiche, dell’Onlus Amico Charlie. Vengono sentiti (con interviste a testimoni significativi) i pareri di psichiatri, psicologi e, solo raramente, delle persone che hanno tentato il suicidio, vista la reticenza nell’affrontare il tema in questione.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Internet, satellite
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): Viene utilizzata la grafica a supporto dell’esposizione dei dati statistici. Si alternano nel filmato videoregistrazioni di interviste condotte agli esperti del reparto del disagio giovanile all’ospedale ‘Fate Bene Fratelli’ di Milano. Oltre a due ricostruzioni ispirate a fatti realmente accaduti, ci sono due testimonianze dirette, una di una vittima (con voce modificata ed immagini sfumate) e l’altra del fratello della vittima. Viene privilegiato un montaggio lento, con immagini che spesso richiamano a tonalità sfocate e scure. Nei racconti di suicidio tentato, la colonna sonora assume toni fortemente angosciosi.
Annotazioni: Sicuramente la forza del filmato risiede nella chiarezza espositiva, che viene aiutata da una grafica piuttosto chiara nel momento in cui vengono trascritte delle statistiche. Le interviste si sono dimostrate ben strutturate al fine di comprendere quali siano le dimensioni e la fenomenologia dell’oggetto dell’inchiesta. A volte la voce nelle ricostruzioni ispirate a fatti reali tende ad una drammatizzazione, quando invece sarebbe forse consigliabile un tono maggiormente distaccato.
Preti omertosi sulla pedofilia (Le Iene)
Scheda elaborata da: Letizia Pieri
Titolo dell’inchiesta: Preti omertosi sulla pedofilia
Link ove reperire l’inchiesta: (Video non reperibile)
Atri Link utili: Articolo su la Repubblica
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta (programma TV / Giornale / etc.):
Programma TV “Le Iene”
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Elena Di Cioccio
Argomento dell’inchiesta: I comportamenti dei prelati di fronte a casi di pedofilia perpetuata da colleghi religiosi.
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta proposta da “Le Iene Show” va a riscontrare quale sia la sensibilità, inerente al tema della pedofilia, manifestata dai sacerdoti di alcune modeste parrocchie lombarde. La giornalista, fintasi una madre preoccupata per la condizione del figlio, molestato sessualmente da un parroco, chiedendo ai religiosi interpellati consigli sul da farsi, scopre un generale atteggiamento omertoso e minimizzate. Nessuno dei sacerdoti intervenuti le suggerisce, difatti, di rivolgersi alle forze dell’ordine o alla magistratura, così come nessuno si dimostra risoluto nel ritenere inevitabile l’allontanamento del prelato incriminato del comportamento pedofilo. Come sottolineato dagli autori del programma, i consigli maggiormente elargiti riguardano la condivisione del problema con i superiori religiosi o con i responsabili della circoscrizione vescovile. La reazione messa in atto dai prelati circoscrive il problema unicamente all’interno dell’ambiente episcopale, senza prendere affatto in considerazione la gravità dei risvolti psicologici, sociali, oltre che giuridici che il suddetto fatto può implicare. La redazione della trasmissione ha rivolto molta attenzione anche alle modalità di divulgazione dell’inchiesta rivelata, in considerazione della peculiarità della materia trattata. Il servizio infatti è stato opportunamente “schermato”, onde evitare di mostrare i volti dei sacerdoti coinvolti, così come la voce dei protagonisti è stata debitamente falsata al fine di salvaguardarne la tutela personale. L’inchiesta getta luce su di una scottante problematica nazionale, tanto attuale, così come altrettanto ignorata e sottovalutata per lungo tempo dalla comunità sia laica che religiosa, finché questa inchiesta giornalistica e molte altre che si sono susseguite sul medesimo tema non hanno imposto una reazione sociale ed istituzionale più vigorosa.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): Anno 2006
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 31 ottobre 2006
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): Le tecniche investigative messe in atto dalla redazione della trasmissione satirica si rifanno ad un giornalismo investigativo corrente ed innovativo; un giornalismo che, oltrepassando gli strumenti canonici di cui solitamente la professione si avalla, getta luce su di una tematica sociale delicata, spesso taciuta, attraverso metodiche diverse, temerarie e talvolta spregiudicate. Tra queste ultime ritroviamo, nello specifico dell’inchiesta perpetrata, l’utilizzo di telecamere e microfoni nascosti, grazie ai quali si è potuto palesare agli occhi dell’opinione pubblica una realtà, quella della pedofilia tra i religiosi, che non si sarebbe potuta documentare e rendere pubblica con altri mezzi. Le testimonianze raccolte e documentate dalle immagini sono state realizzate anche grazie all’ausilio della reporter, la giornalista-attrice Elena Di Cioccio, delegata delle “Iene”, la quale è stata opportunamente inviata dalle possibili fonti sotto mentite spoglie, al fine di ottenere colloqui ed interviste attendibili, mostrando un quadro lineare e realistico a prescindere dalla difficoltosa contingenza espositiva.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Mezzo televisivo
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): La redazione della trasmissione satirica “Le Iene Show” ha prestato grande considerazione anche alle modalità di divulgazione dell’inchiesta svelata, a causa della rilevanza sociale e culturale della materia trattata. Il servizio andato in onda, infatti, è stato opportunamente “schermato”, al fine di celare i volti dei sacerdoti coinvolti, così come la voce dei protagonisti è stata debitamente alterata e distorta per poter salvaguardarne la sfera privata. Infine gli autori hanno fatto ricorso all’aggiunta di sottotitoli per far meglio comprendere al pubblico i contenuti dei dialoghi scambiati dai protagonisti del caso.
Annotazioni: L’inchiesta perpetuata da “Le Iene Show”, ottenuta in particolar modo tramite l’utilizzo di telecamere nascoste e di tecniche similari, grazie alla capacità di investigazione compartecipata e temeraria, ha reso evidente il peso e l’utilità pubblica che questo nuovo modo di fare e di gestire il giornalismo d’inchiesta può apportare all’intero apparato sociale. Questo tipo di giornalismo televisivo, anche se maggiormente accostato al genere satirico, ha comunque il merito di offrire al pubblico un servizio informativo che ha portato alla ripresa di tematiche sociali allarmanti (la pedofilia nel mondo del clero), purtroppo, non di rado, sprofondate nel dimenticatoio culturale. La nota trasmissione ha compiuto un salto di qualità, accostandosi ad un fatto di cronaca di tale importanza pubblica, grazie soprattutto alle peculiari modalità d’indagine (camera e microfoni nascosti, interviste ottenute non in qualità di cronisti ma vestendo i panni di soggetti comuni e disinteressati), le quali hanno dimostrato di possedere un autentico valore informativo, portando in superficie una realtà che non si sarebbe potuta svelare altrimenti. Al riguardo, l’indagine in esame risulta davvero emblematica, meritevole di aver mostrato come la pedofilia nella Chiesa Cattolica sia una preoccupazione tangibile e reale, in grado di toccare anche i confini nazionali. E’ quindi d’obbligo un plauso al coraggio della trasmissione televisiva, la quale ha portato avanti un nuovo modo di fare inchiesta. Grazie a questa tipologia innovativa, e molto discussa, di giornalismo investigativo lo show “Le Iene” ha reso noto, in maniera diretta ed autonoma, agli occhi dell’opinione pubblica, come la realtà della pedofilia all’interno delle fila della Chiesa Cattolica, sia una verità diffusa e pericolosamente zittita, a cui solamente ora si sta tentando seriamente di porre rimedio, segno evidente della importante funzione del giornalismo investigativo (non a caso denominato “watchdog”). Questo filone giornalistico, temerario e talvolta spregiudicato, è assurto a principale veicolo d’indagine di tutte quelle realtà sociali contemporanee, sempre più polimorfe e di difficile decifrazione.
Lavoro in cambio di sesso (Le Iene)
Scheda elaborata da: Giusy Mandorino
Titolo dell’inchiesta: Lavoro in cambio di sesso
Link ove reperire l’inchiesta: VIDEO [su Video.Mediaset.it]
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta:
Programma TV “Le Iene” (Italia 1)
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Angela Rafanelli
Argomento dell’inchiesta: Offerta di lavoro in cambio di prestazioni sessuali.
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta giornalistica prende le mosse dalla segnalazione di una giovane donna che, dopo aver messo degli annunci su Internet per cercare lavoro, viene contattata da un datore di lavoro, che gli offre un posto un contratto di lavoro a condizione che la candidata aderisse alle esplicite richieste di prestazioni sessuali abituali in suo favore. La donna viene intervistata dalla giornalista, che raccoglie il resoconto. Successivamente la donna, alla presenza della giornalista, telefona al datore di lavoro per documentare, a telecamere accese e con telefonata registrata, le reali intenzioni del datore di lavoro e il meccanismo che si cela dietro l’offerta di lavoro. A fronte della continuità delle prestazioni di natura sessuale, il datore di lavoro avrebbe dapprima stipulato con la lavoratrice un contratto di lavoro a tempo determinato, per poi convertirlo, dopo quattro mesi, in contratto di lavoro a tempo indeterminato. L’inchiesta prosegue con l’osservazione partecipante della giornalista che conduce l’inchiesta, la quale, interpretando il ruolo della giovane donna in cerca di lavoro, risponde su Internet all’annuncio relativo all’offerta di lavoro proveniente dal medesimo datore dell’intervistata. Questi la contatta e le dà un appuntamento. Durante l’incontro, ripreso con telecamere nascoste, dopo aver parlato di questioni prettamente attinenti all’attività lavorativa ed alla retribuzione, il datore di lavoro inizia rivela alla nuova «candidata» (la giornalista in azione «sotto copertura»), che, con suo disappunto, altre candidate gli propongono prestazioni sessuali pur di ottenere il posto e che non gli è «mai capitato di fare proposte» del genere (aggiungendo, però: «…se poi mi capita sarà la prima»). Tuttavia, il giorno dopo, la giornalista viene contattata telefonicamente dal medesimo datore di lavoro, il quale richiede esplicitamente prestazioni sessuali in cambio del lavoro offerto, prospettando i vantaggi e la giornalista, nel suo ruolo di candidata, finge di accettare. Riceve insistenti telefonate, tutte documentate con registrazione delle stesse e, al contempo, videoripresa della giornalista impegnata nella conversazione telefonica. Nella fase successiva la giornalista, ancora nel ruolo di candidata, si presenta all’appuntamento, in cui il datore di lavoro esplicita in maniera chiara il collegamento tra offerta di lavoro e richiesta di prestazioni sessuali abituali. Il tutto viene documentato con telecamera nascosta. Infine, l’inchiesta si chiude, sempre a telecamere accese, con l’entrata sulla scena della prima candidata, che ha segnalato il caso, con l’aperta contestazione, da parte delle due donne, del meccanismo di abuso nell’ambito del rapporto di lavoro ed, infine, con il coinvolgimento di un operatore, con telecamera palese, a fronte della quale il datore di lavoro, preannunciando il ricorso alle vie legali, richiede ed ottiene che tutti i presenti escano dalla sede dell’azienda. Infine viene ripreso il momento in cui lo stesso sale in automobile e si allontana, quasi in fuga a fronte delle ulteriori contestazioni. Alla denuncia dell’abuso fa seguito, a conclusione dell’inchiesta, l’ammonimento della giornalista alle candidate in cerca di lavoro, esortandole, pur in un periodo di profonda crisi economica come quello che stiamo attraversando, a non subire il processo di vittimizzazione descritto nell’inchiesta, ma a denunciarlo immediatamente gli abusi.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta):
Quattro giorni circa, per la sola fase operativa. Durata televisiva: 10:17 minuti.
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 15/09/2010
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): Utilizzo di mezzi audiovisivi, come telecamere nascoste e palesi; utilizzo di mezzi di telecomunicazione come telefono cellulare, pc, Internet; registrazioni telefoniche; sopralluogo; osservazione partecipante; intervista libera; colloquio informale; approccio biografico di una parte rilevante della vita da parte dell’intervistata; attività tipiche (dichiarazioni dell’indagato, raccolta di testimonianze); attività atipiche (acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti).
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Mezzo televisivo
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): La giornalista introduce l’argomento e, dopo aver intervistato la giovane oggetto di molestie sessuali da parte del datore di lavoro, lancia e commenta il video dallo studio. L’inchiesta è stata svolta garantendo il totale anonimato dei soggetti coinvolti, sia come abusante che come vittima. Importante è la presenza dei sottotitoli quando la qualità audio non è ottimale. Da notare il linguaggio “colorito” usato per descrivere l’abusante, soprattutto nel momento del disvelamento e della contestazione dell’abuso. Il punto di forza dell’inchiesta è rappresentato dalla videocamera, la quale colpisce direttamente l’interesse e l’attenzione del telespettatore. Ciò permette di ‘essere sul campo’, rende partecipi coloro che guardano l’inchiesta in televisione, quasi come se fossero sul luogo. Un’ulteriore tecnica espositiva molto efficace è riassunto e commento del giornalista che, riprendendo gli argomenti trattati e sintetizzandoli, permette una comprensione pressoché totale.
Annotazioni: Di grande efficacia sono state l’osservazione partecipante e la telecamera nascosta, nonché le registrazioni delle telefonate per documentare i colloqui senza far perdere la spontaneità all’interazione. Inoltre, la presenza di sottotitoli rende comprensibili anche i dialoghi con qualità audio non ottimale. L’inchiesta si apprezza perché mette in luce non solo l’abuso a sfondo sessuale nel contesto lavorativo, ma anche le tecniche di approccio dell’abusante, ossia il modus operandi (viene utilizzato un protocollo standard, dal contatto all’abuso, che passa per i seguenti step: selezione tramite Internet; prospettazione concreta dell’effettiva possibilità di instaurazione del rapporto di lavoro; dichiarazione di affinità in base ai segni zodiacali; prospettazione di offerte, a sfondo sessuale, da parte di candidate concorrenti disposte ad avere rapporti sessuali abituali pur di ottenere il posto di lavoro; proposta esplicita con richiesta di prestazioni sessuali in cambio del posto di lavoro e di altri vantaggi economici); nonché i contenuti della negoziazione che viene proposta (le prestazioni sessuali richieste devono essere abituali; i vantaggi in sede lavorativa che vengono prospettati sono: instaurazione del rapporto di lavoro a tempo determinato con conversione a tempo indeterminato; eliminazione o riduzione del periodo di prova; provvigioni più elevate; e così via). Di grande pregio, oltre all’azione di denuncia e di documentazione del fenomeno, è anche l’azione di ammonimento nei confronti delle vittime, che vengono esortate a non assoggettarsi all’abuso ed al conseguente processo di vittimizzazione, ma a denunciarlo con forza.
Le Bestie di Satana (Chi l’ha visto?)
Scheda elaborata da: Silvia Ghiozzi
Titolo dell’inchiesta: Le Bestie di Satana
Link ove reperire l’inchiesta: (Video dell’inchiesta: non disponibili) – Aggiornamenti
Altri link utili: Mappa digitale interattiva (elaborata da Silvia Ghiozzi)
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta:
Programma TV “Chi l’ha visto?” (Rai Tre)
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Giuseppe Bellecca
Argomento dell’inchiesta: Il caso delle Bestie di Satana, come si è giunti ad un caso di omicidio partendo da una comune scomparsa.
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): Fabio Tollis e Chiara Marino scompaiono nel Gennaio 1998. I genitori dei due ragazzi denunciano la scomparsa alle Forze dell’Ordine e la madre di Chiara Marino decide di rivolgersi anche al programma televisivo “Chi l’ha visto”, noto per il suo impegno nella ricerca degli scomparsi mediante approfondimenti dei casi e successivi appelli ai telespettatori. Le ricerche dei giornalisti si addentrano nelle vite dei due giovani scoprendo che le frequentazioni dei due ragazzi potrebbero ricondursi ad una setta di stampo giovanile. L’epilogo della vicenda ha luogo nel Maggio 2004 con la scoperta dei corpi di Fabio Tollis e Chiara Marino, morti nel Gennaio 1998 ma reperiti solamente 6 anni più tardi. La localizzazione dei cadaveri è resa possibile dalle confessioni di Andrea Volpe, membro della setta “acida” scoperta dal programma. La trasmissione ha poi approfondito molti lati oscuri di questa aggregazione giovanile, compresi i cosiddetti “suicidi sospetti” (in quanto probabilmente indotti) riconducibili alla setta delle Bestie di Satana, soffermandosi soprattutto sui casi di Christian Frigerio ed Andrea Bontade.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): Da Febbraio 1998 a Giungo 2004. Il programma, soprattutto utilizzando il sito internet ad esso dedicato, continua comunque a fornire aggiornamenti sulla vicenda in quanto la setta delle “Bestie” non ha ancora risposto dei suicidi sospetti ad essa collegati.
Data di pubblicazione dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): Dal Febbraio 1998 al Giugno 2004 sono stati mandati in onda molti servizi sulla vicenda.
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): Raccolta di informazioni presso la famiglia Marino, che ha per prima contattato il programma televisivo. Sopralluoghi delle zone frequentate da Tollis e la Marino con conseguente raccolta di testimonianze. Incrocio dei dati ottenuti con il materiale reperito da Michele Tollis, padre di Fabio, che ha per suo conto svolto indagini tese ad indagare sulla scomparsa del figlio.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Televisione
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): Utilizzo di filmati comprovanti gli elementi e le testimonianze acquisiti ed i sopralluoghi effettuati al fine di rendere maggiormente efficaci gli appelli per il ritrovamento dei due giovani e per esporre in maniera comprensibile e chiara i fatti avvenuti.
Annotazioni: Le testimonianze hanno sicuramente svolto un ruolo chiave in questa vicenda perché hanno permesso ai giornalisti di conoscere l’esistenza della setta che, più avanti, verrà ritenuta colpevole dei delitti di Fabio Tollis e Chiara Marino. L’utilizzo dei filmati e del mezzo televisivo ha, inoltre, permesso la diffusione della vicenda, alla quale sono poi stati collegati alcuni suicidi probabilmente indotti, avvenuti nella provincia di Varese e Milano durante gli anni in cui la setta operava.
Porte girevoli (Report)
Scheda elaborata da: Eleonora Masala, Giusy Mandorino
Titolo dell’inchiesta: Porte girevoli
Link ove reperire l’inchiesta:
VIDEO [su Rai.TV] | VIDEO e TRASCRIZIONE [su Report.rai.it]
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: Programma TV “Report”
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Sabrina Giannini
Giornalista in studio: Milena Gabanelli
Argomento dell’inchiesta: La condizione dei malati mentali in seguito alla soppressione dei manicomi avvenuta con la legge n. 180/1978 (c.d. legge Basaglia), in prospettiva del reinserimento sociale delle persone affette da disturbi mentali. L’inchiesta intende mettere in evidenza lo stato di attuazione della legge 180/78 e la sorte dei pazienti prima ricoverati nelle strutture soppresse.
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta si svolge nel territorio italiano (Emilia Romagna, Calabria, Puglia, Piemonte, Lombardia), focalizzando la propria attenzione sulle strutture che, in seguito allo smantellamento dei manicomi, ospitano i pazienti affetti da disturbi mentali. In alcune di queste strutture, diversamente dalle intenzioni della legge 180/78, le condizioni dei pazienti non sono affatto migliorate con la soppressione dei manicomi, come è avvenuto nel caso dell’istituto religioso in Calabria, analizzato nella parte iniziale dell’inchiesta, sgomberato sia per le condizioni disumane in cui versavano i pazienti, sia per gli effetti dell’indagine che la magistratura stava conduncendo nei confronti del direttore dell’istituto, accusato di lucrare sui fondi provenienti dall’azienda sanitaria e sulle pensioni dei pazienti. La legge 180/78, oltre all’eliminazione dei manicomi, prevedeva la costruzione da parte delle Regioni, di strutture in cui accogliere e curare i pazienti, ma in molti casi tale obiettivo non è stato realizzato. L’inchiesta mette in luce come i pazienti siano stati spesso collocati nelle strutture ove di volta in volta si riuscivano a trovare posti liberi, in attesa di una collocazione migliore. Le strutture in cui i pazienti vengono trasportati ed allocati, però, finiscono per trovarsi spesso in situazione di esubero di pazienti, con conseguente impossibilità di dare loro la giusta assistenza psichiatrica. Dall’inchiesta emerge come esista un grande numero di pazienti collocati all’interno di pensioni non gestite direttamente da personale medico, in cui gli psichiatri raramente fanno visite. Questo stato di cose non permette un reale monitoraggio dei bisogni e dei problemi dei pazienti, i quali, ove si presentasse un problema, finiscono per essere affidati ai reparti psichiatrici ospedalieri, a fronte delle richieste di intervento del 118 fatte dai gestori della pensione . Al riguardo l’inchiesta presenta il caso di una pensione del Piemonte in cui, quando accade che i pazienti necessitano di assistenza specifica e presentano problemi, i gestori chiamano il 118, il quale porta il paziente nella struttura sanitaria, dove viene sottoposto ad un TSO. L’inchiesta illustra anche un caso riscontrato in Puglia, ove lo smantellamento del manicomio non è mai avvenuto nel concreto ma solo formalmente, in quanto vi sono pazienti che hanno anche 40 anni di carriera psichiatrica, a testimonianza del fallimento degli obiettivi di reinserimento sociale dei pazienti voluti dalla legge basaglia. Nella struttura pugliese presa in considerazione dall’inchiesta, per eliminare il manicomio è stata semplicemente cambiata la classe dei pazienti, classificati ora non più come psichiatrici, ma come disabili o disabili geriatrici, e quindi sotto la tutela dell’Asl. Ciò comporta, oltre alla eliminazione solo formale della presenza di pazienti affetti da disturbi mentali e il rischio di assenza di cure specifiche finalizzate al loro reinserimento sociale, anche costi minori per quanto riguarda l’assistenza da fornire ai degenti.
A Milano invece si parla addirittura di veri e propri quartieri nei quali smistare i malati, abbandonati a se stessi.
La legge non permette che dei malati mentali si prendano cura le pensioni, inoltre le cliniche che gestiscono il fenomeno sono in esubero di pazienti e ne ricevono continuamente altri dalle asl, diventando così dei parcheggi per degenti. L’emergenza pazienti è per la maggior parte gestita dai reparti psichiatrici ospedalieri che possono trattenere i pazienti per sole due settimane, mentre le comunità terapeutiche che curano concretamente i malati sono poche e hanno a disposizione pochi posti. Tutto questo mette in evidenza la precarietà della situazione, in cui risulta del tutto evidente che la legge 180/78 non viene applicata totalmente. Non esistono in Italia, in definitiva, strutture e servizi territoriali che consentano il pieno adempimento alla legge basaglia. Non sembra cambiato molto da quando erano i manicomi le strutture che ospitavano i degenti senza curarle.
Inoltre, mentre negli altri paesi europei in ogni ospedale vi è un reparto psichiatrico in cui i malati vengono curati per il tempo necessario ed il budget sanitario alla salute mentale è del 7,5% in media, in Italia se ne occupa il privato, ed il budget è del 5%.
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): Marzo 2010
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 3 maggio 2010
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta):
Sopralluogo, osservazione diretta e utilizzo di mezzi di registrazione audiovisivi per la documentazione delle condizioni dei pazienti affetti da disturbi mentali e delle strutture che li ospitano (videoriprese documentarie); ricerca sul campo; intervista libera e semi-strutturata; colloquio formale e informale; attività tipiche (dichiarazioni dell’indagato, raccolta di testimonianze, presa visione dei luoghi, analisi di documenti); attività atipiche (acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti); consultazione ed analisi di documenti.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Televisione e web
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): Voce fuori campo della giornalista, Offuscamento dei volti di alcuni intervistati. Durante il video dell’inchiesta la Giannini racconta sia in modo diretto che indiretto (con un fuori campo) gli argomenti sui quali sta investigando; inoltre, si possono notare ulteriori interventi in studio della Gabanelli, che commenta, approfondisce e riassume ciò che, via via, si mostra al telespettatore.
Annotazioni: (Eleonora Masala) L’inchiesta trova i suoi punti di forza nell’aver fatto emergere e nell’aver documentato un fenomeno di cui pochi sono al corrente e che rischia di essere sommerso, talvolta per comodità e talvolta per indifferenza, dalla disattenzione della società civile e dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della politica, poiché la maggior parte delle persone percepisce il problema del trattamento dei pazienti affetti da malattie mentali come un problema risolto tramite l’abolizione dei manicomi ad oprea della legge 180/78. Altro pregio dell’inchiesta è quello di aver messo in evidenza le carenze del sistema sanitario nazionale italiano nei confronti della salute mentale. Quello che però non è stato fatto emergere è l’opinione degli stessi pazienti protagonisti delle vicende ma non dell’inchiesta, che ha focalizzato maggiormente l’attenzione sui direttori degli istituti, sui gestori delle strutture ospitanti e su medici e specialisti del settore, ma non sui pazienti. Solamente in un caso è stato intervistato un paziente, in altri sono state fatte delle domande rapide, ma per la maggior parte dell’inchiesta i pazienti hanno fatto da sfondo ad essa
(Giusy Mandorino) Altro punto di forza dell’inchiesta è rappresentato indiscutibilmente dall’uso della videocamera per la documentazione in occasione del sopralluogo, la quale colpisce direttamente l’interesse e l’attenzione del telespettatore. Ciò permette di far ‘essere sul campo’ anche il telespettatore, ossia di rendere partecipi coloro che guardano l’inchiesta in televisione, quasi come se fossero sul luogo.
Un’ulteriore tecnica espositiva molto efficace è il breve riassunto della Gabanelli in studio, che si alterna ai servizi di inchiesta sul campo. L’intervento della conduttrice, riprendendo gli argomenti trattati e sintetizzandoli, permette una comprensione pressoché totale.
Importanti sono anche le interviste a persone esperte o a testimoni privilegiati, che possiedono informazioni fondate e certe sulle varie situazioni.
The Watergate Story (The Washington Post)
Scheda elaborata da: Letizia Pieri
Titolo dell’inchiesta: The Watergate Story
Link ove reperire l’inchiesta:
www.washingtonpost.com/wp-srv/politics/special/watergate/
Altri link utili: http://it.wikipedia.org/wiki/Watergate
Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta: The Washington Post
Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Carl Bernstein, Bob Woodward
Argomento dell’inchiesta: Lo scandalo Watergate
Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta ha per oggetto lo scandalo politico, che nel 1972, travolse il Presidente degli Stati Uniti d’America, allora vigente, Richard Nixon, (eletto alla Casa Bianca nel 1968) facendolo approdare, due anni dopo, alle dimissioni. La vicenda ebbe inizio quando, nella notte del 17 giugno 1972, cinque uomini furono sorpresi all’interno del quartier generale del comitato elettorale del Partito democratico, situato nel complesso residenziale del Watergate. Il loro arresto portò alla luce un piano segreto di attività di spionaggio ed intimidazione ai danni di esponenti dell’opposizione, che coinvolgeva alcuni tra i più stretti collaboratori del presidente Nixon. La Procura generale ed il Congresso ordinarono l’apertura di un’inchiesta sulla vicenda. L’esistenza di un sistema automatico di registrazione inerente a tutte le conversazioni avvenute nella sede presidenziale portò ad un immediato riscontro delle accuse; tuttavia Nixon, opponendosi alla consegna alla magistratura dei nastri registrati, ottenne l’allontanamento dei giudici responsabili dell’inchiesta. Sotto la pressione di una crescente ondata di protesta da parte dell’opinione pubblica, alimentata dalle scottanti rivelazioni pubblicate dal Washington Post, responsabile di aver reso noto lo scandalo, il Presidente si vide costretto a rendere noto il contenuto di alcune registrazioni. L’esame dei nastri da parte della Corte Suprema, difatti, comprovò la consapevole implicazione di Nixon nell’ ”affare Watergate” e nelle conseguenti manovre di insabbiamento dell’inchiesta. Il Congresso, in seguito, verificata la consistenza e la veridicità delle accuse formulate, promulgò l’avviamento della procedura di impeachment contro il Presidente. Nixon, tuttavia, prima ancora della destituzione, annunciò le proprie dimissioni a mezzo televisivo, rimettendo in maniera definitiva il proprio mandato il 9 agosto 1974 e passando alla storia come il primo Presidente statunitense ad aver visto interrotta la rispettiva presidenza dal procedimento di “messa sotto accusa” (impeachment).
Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta): 24/07/1971 – 09/08/1974
Data di pubblicazione dell’inchiesta: 29 settembre 1972 (pubblicazione dell’articolo relativo all’accusa nei confronti del procuratore generale degli Stati Uniti, John Mitchell, reo di aver controllato i fondi del partito repubblicano allo scopo di finanziare azioni di intelligence contro i democratici);
18 giugno 1972 (pubblicazione dell’articolo “scandalo” inerente alla scoperta della squadra di sabotaggio e spionaggio, creata all’ombra del Presidente, in flagranza di reato nel quartier generale del comitato elettorale del Partito democratico, presso il complesso residenziale del Watergate);
altre date di pubblicazione, non rilevate.
Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): L’inchiesta che funge da caposcuola del giornalismo investigativo corrente, ha preso corpo e sostanza articolandosi tramite la raccolta di documenti del Pentagono (Pentagon Papers), la registrazione di testimonianze “segrete” e confidenziali (tra cui la più significativa: un funzionario di alto rango del Federal Bureau of Investigation, appellato misteriosamente “gola profonda” fino alla sua rivelazione), il rastrellamento di dichiarazioni avanzate da fonti dirette quali ex ufficiali della CIA ed ex uomini della Casa Bianca di Nixon, eccetera. Le tecniche investigative di cui l’autorevole quotidiano statunitense si è avvalorato sono state ordinate e ricostruite allo scopo di informare l’opinione pubblica seguendo un’impostazione temporale, coerentemente con i fatti avvicendatesi, e motivazionale, portando in superficie i risvolti incriminanti attraverso atti e fonti attendibili.
Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Mezzo stampa (quotidiano, cartaceo)
Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): Le tecniche espositive adoperate nell’articolazione dei pezzi giornalistici, i quali a loro volta hanno dato corpo all’intera inchiesta, sono state coerentemente scelte ed ordinate in base al materiale informativo pervenuto. Tra le suddette tipologie ritroviamo la pubblicazione dei documenti del Pentagono (atti questi ultimi che sono stati in grado di svelare dinamiche oscure inerenti alla gestione della guerra in Vietnam), la pubblicazione delle rilevazioni emerse da fonti “misteriose” coinvolte nello scandalo e la pubblicazione di articoli riportanti le versioni dei fatti, oggetto d’indagine, da parte di funzionari di alto rango e collaboratori della compagine politica repubblicana, tutti invariabilmente conducenti alla figura del Presidente Richard Nixon.
Annotazioni: Lo scandalo Watergate, mito fondatore del giornalismo d’inchiesta, costituisce l’occasione in cui, per la prima volta, un quotidiano di portata nazionale, il Washington Post appunto, rifiutò di piegare ed asservire il rigore investigativo dei rispettivi reporter alle direttive governative dell’epoca, nonostante i tentativi della Casa Bianca di nascondere le proprie responsabilità e nonostante le minacce dello stesso Presidente allora vigente, Richard Nixon, in caso in cui il Post avesse continuato l’inchiesta sul tema. Il quotidiano statunitense ebbe il merito di iniziare l’attività d’indagine al riguardo, pubblicando alcuni Documenti del Pentagono (Pentagon Papers), in cui erano inseriti una serie di atti segreti del Ministero della Difesa sulla guerra in Vietnam ed alcuni dossier riguardanti avversari politici del Presidente. Secondo la ricostruzione degli eventi, fatta in seguito dai giornalisti del Post (Carl Bernstein e Bob Woodward), la Casa Bianca, a partire dal 24 luglio 1971, aveva innescato una privata unità investigativa, appellata informalmente Plumbers Unit (“unità idraulica”), creata appositamente per frenare le fuoriuscite (proprio al riguardo venne coniata l’espressione di idraulici per identificarne i componenti) di notizie confidenziali inerenti alle azioni belliche. Il Washington Post continuò a tracciare le piste investigative emergenti ed il 29 settembre 1972, pubblicò un articolo in cui accusava il procuratore generale degli Stati Uniti, John Mitchell di controllare i fondi del partito repubblicano per finanziare azioni di intelligence contro i democratici. Il 17 giugno 1972, venne scoperta la squadra dei cosiddetti “idraulici”, costruita all’ombra del Presidente, in flagranza di reato all’interno degli uffici del Partito Democratico, nel complesso del Watergate a Washington. “Five Held in Plot to Bug Democratic Offices Here”, questo fu il titolo con cui il giorno seguente, domenica 18 Giugno 1972, il Washington Post presentava l’irruzione illecita ed il conseguente tentativo di furto.
La responsabilità degli imputabili sfociò immediatamente nello scandalo quando questi ultimi si designarono agenti governativi, e fu proprio l’inchiesta giornalistica condotta dai due reporter del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward a far luce sulla portata gravosa dell’evento. I due giornalisti, grazie all’analisi di documenti del Pentagono (i quali svelarono alcune fastidiose verità sul Vietnam), grazie alle informazioni apprese da poliziotti, ex ufficiali della CIA ed ex uomini della Casa Bianca di Nixon, riuscirono per la prima volta a collegare il furto con scasso ai fondi della campagna del Presidente. I reporter del Post furono in grado di pubblicare anche le rivelazioni di una fonte misteriosa, confidenziale, chiamata per questo “gola profonda”, successivamente ricondotta alla figura di William Mark Felt, un funzionario di alto rango del Federal Bureau of Investigation nei primi anni settanta, rivelando così il diretto coinvolgimento dell’équipe presidenziale nelle attività illegali. Mentre Nixon verteva verso la rielezione nell’autunno del 1972, Woodward e Bernstein ottennero una serie di scoop, riferendo non soltanto l’esistenza del già citato fondo segreto, quello pagato per finanziare la campagna volta a raccogliere informazioni sui democratici, sottostante alle direttive del procuratore generale John Mitchell; ma rivelando anche che tra i collaboratori di Nixon era stato avviato un vero e proprio sistema di spionaggio e sabotaggio politico, appositamente fabbricato per garantirne la rielezione. La vicenda, come è noto all’opinione pubblica di tutto il mondo, si concluse solo nel 1974 con le dimissioni del Presidente Nixon e con una completa revisione dell’intero sistema democratico americano. Il risvolto positivo dell’inchiesta, resa approfondita e tangibile dall’apporto indispensabile dei reporter del Washington Post, fu tuttavia il rilancio di uno spiccato rinnovamento, inteso a tutelare la limpidezza delle istituzioni e dei valori ad esse connessi. Attraverso la vicenda del Watergate, il giornalismo d’inchiesta ha riconquistato un ruolo di vitale valore e spessore; alla stampa è stata restituita la primaria funzione di regolatrice, di custode rispetto al potere politico-istituzionale. Il quotidiano americano, considerato l’artefice principale delle analisi rivelatesi poi fondamentali nello strutturare l’attendibilità delle accuse avanzate nei confronti dei vertici di Stato, è diventato uno dei più temuti, rispettati e quotati giornali d’America. La riuscita operazione di svelare all’opinione pubblica corruzioni che mai altrimenti si sarebbero rilevate ha contribuito in maniera incisiva a fare della stampa, nell’ultimo ventesimo secolo, “un quarto potere” in grado di fiancheggiare gli altri settori istituzionali-governativi. Nella storia della stampa americana ed in generale dell’intera stampa globale, il Watergate ha fornito un enorme prestigio sociale ai temi del giornalismo investigativo. È cambiato il modo di concepire, ma soprattutto di fare giornalismo d’inchiesta; da allora quest’ ultimo è diventato cosciente dell’ incommensurabile influenza che ha a disposizione per poter cambiare e contrastare i fenomeni sociali criminogeni.
Inchieste. Schede di Rilevazione
Le Schede di rilevazione relative alle inchieste svolte nell’ambito del giornalismo investigativo sono in corso di inserimento in questa sezione dedicata al know-how tecnico.
A questo link è possibile, invece, accedere alla sezione dedicata al know-how giuridico.
AVVISO
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