Lavoro in cambio di sesso (Le Iene)

Scheda elaborata da: Giusy Mandorino

Titolo dell’inchiesta: Lavoro in cambio di sesso

Link ove reperire l’inchiesta: VIDEO [su Video.Mediaset.it]

Sede di pubblicazione o trasmissione dell’inchiesta:

Programma TV “Le Iene” (Italia 1)

Giornalista che ha condotto l’inchiesta: Angela Rafanelli

Argomento dell’inchiesta: Offerta di lavoro in cambio di prestazioni sessuali.

Oggetto dell’inchiesta (riassunto): L’inchiesta giornalistica prende le mosse dalla segnalazione di una giovane donna che, dopo aver messo degli annunci su Internet per cercare lavoro, viene contattata da un datore di lavoro, che gli offre un posto un contratto di lavoro a condizione che la candidata aderisse alle esplicite richieste di prestazioni sessuali abituali in suo favore. La donna viene intervistata dalla giornalista, che raccoglie il resoconto. Successivamente la donna, alla presenza della giornalista, telefona al datore di lavoro per documentare, a telecamere accese e con telefonata registrata, le reali intenzioni del datore di lavoro e il meccanismo che si cela dietro l’offerta di lavoro. A fronte della continuità delle prestazioni di natura sessuale, il datore di lavoro avrebbe dapprima stipulato con la lavoratrice un contratto di lavoro a tempo determinato, per poi convertirlo, dopo quattro mesi, in contratto di lavoro a tempo indeterminato. L’inchiesta prosegue con l’osservazione partecipante della giornalista che conduce l’inchiesta, la quale, interpretando il ruolo della giovane donna in cerca di lavoro, risponde su Internet all’annuncio relativo all’offerta di lavoro proveniente dal medesimo datore dell’intervistata. Questi la contatta e le dà un appuntamento. Durante l’incontro, ripreso con telecamere nascoste, dopo aver parlato di questioni prettamente attinenti all’attività lavorativa ed alla retribuzione, il datore di lavoro inizia rivela alla nuova «candidata» (la giornalista in azione «sotto copertura»), che, con suo disappunto, altre candidate gli propongono prestazioni sessuali pur di ottenere il posto e che non gli è «mai capitato di fare proposte» del genere (aggiungendo, però: «…se poi mi capita sarà la prima»). Tuttavia, il giorno dopo, la giornalista viene contattata telefonicamente dal medesimo datore di lavoro, il quale richiede esplicitamente prestazioni sessuali in cambio del lavoro offerto, prospettando i vantaggi e la giornalista, nel suo ruolo di candidata, finge di accettare. Riceve insistenti telefonate, tutte documentate con registrazione delle stesse e, al contempo, videoripresa della giornalista impegnata nella conversazione telefonica. Nella fase successiva la giornalista, ancora nel ruolo di candidata, si presenta all’appuntamento, in cui il datore di lavoro esplicita in maniera chiara il collegamento tra offerta di lavoro e richiesta di prestazioni sessuali abituali. Il tutto viene documentato con telecamera nascosta. Infine, l’inchiesta si chiude, sempre a telecamere accese, con l’entrata sulla scena della prima candidata, che ha segnalato il caso, con l’aperta contestazione, da parte delle due donne, del meccanismo di abuso nell’ambito del rapporto di lavoro ed, infine, con il coinvolgimento di un operatore, con telecamera palese, a fronte della quale il datore di lavoro, preannunciando il ricorso alle vie legali, richiede ed ottiene che tutti i presenti escano dalla sede dell’azienda. Infine viene ripreso il momento in cui lo stesso sale in automobile e si allontana, quasi in fuga a fronte delle ulteriori contestazioni. Alla denuncia dell’abuso fa seguito, a conclusione dell’inchiesta, l’ammonimento della giornalista alle candidate in cerca di lavoro, esortandole, pur in un periodo di profonda crisi economica come quello che stiamo attraversando, a non subire il processo di vittimizzazione descritto nell’inchiesta, ma a denunciarlo immediatamente gli abusi.

Data dell’inchiesta (o periodo di svolgimento dell’inchiesta):

Quattro giorni circa, per la sola fase operativa. Durata televisiva: 10:17 minuti.

Data di pubblicazione dell’inchiesta: 15/09/2010

Tecniche investigative (utilizzate nell’inchiesta): Utilizzo di mezzi audiovisivi, come telecamere nascoste e palesi; utilizzo di mezzi di telecomunicazione come telefono cellulare, pc, Internet; registrazioni telefoniche; sopralluogo; osservazione partecipante; intervista libera; colloquio informale; approccio biografico di una parte rilevante della vita da parte dell’intervistata; attività tipiche (dichiarazioni dell’indagato, raccolta di testimonianze); attività atipiche (acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti).

Media principale utilizzato (per la diffusione dell’inchiesta): Mezzo televisivo

Tecniche espositive (utilizzate nella realizzazione dell’inchiesta): La giornalista introduce l’argomento e, dopo aver intervistato la giovane oggetto di molestie sessuali da parte del datore di lavoro, lancia e commenta il video dallo studio. L’inchiesta è stata svolta garantendo il totale anonimato dei soggetti coinvolti, sia come abusante che come vittima. Importante è la presenza dei sottotitoli quando la qualità audio non è ottimale. Da notare il linguaggio “colorito” usato per descrivere l’abusante, soprattutto nel momento del disvelamento e della contestazione dell’abuso. Il punto di forza dell’inchiesta è rappresentato dalla videocamera, la quale colpisce direttamente l’interesse e l’attenzione del telespettatore. Ciò permette di ‘essere sul campo’, rende partecipi coloro che guardano l’inchiesta in televisione, quasi come se fossero sul luogo. Un’ulteriore tecnica espositiva molto efficace è riassunto e commento del giornalista che, riprendendo gli argomenti trattati e sintetizzandoli, permette una comprensione pressoché totale.

Annotazioni: Di grande efficacia sono state l’osservazione partecipante e la telecamera nascosta, nonché le registrazioni delle telefonate per documentare i colloqui senza far perdere la spontaneità all’interazione. Inoltre, la presenza di sottotitoli rende comprensibili anche i dialoghi con qualità audio non ottimale. L’inchiesta si apprezza perché mette in luce non solo l’abuso a sfondo sessuale nel contesto lavorativo, ma anche le tecniche di approccio dell’abusante, ossia il modus operandi (viene utilizzato un protocollo standard, dal contatto all’abuso, che passa per i seguenti step: selezione tramite Internet; prospettazione concreta dell’effettiva possibilità di instaurazione del rapporto di lavoro; dichiarazione di affinità in base ai segni zodiacali; prospettazione di offerte, a sfondo sessuale, da parte di candidate concorrenti disposte ad avere rapporti sessuali abituali pur di ottenere il posto di lavoro; proposta esplicita con richiesta di prestazioni sessuali in cambio del posto di lavoro e di altri vantaggi economici); nonché i contenuti della negoziazione che viene proposta (le prestazioni sessuali richieste devono essere abituali; i vantaggi in sede lavorativa che vengono prospettati sono: instaurazione del rapporto di lavoro a tempo determinato con conversione a tempo indeterminato; eliminazione o riduzione del periodo di prova; provvigioni più elevate; e così via). Di grande pregio, oltre all’azione di denuncia e di documentazione del fenomeno, è anche l’azione di ammonimento nei confronti delle vittime, che vengono esortate a non assoggettarsi all’abuso ed al conseguente processo di vittimizzazione, ma a denunciarlo con forza.

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7 Commenti a “Lavoro in cambio di sesso (Le Iene)”

  • Occhiverdi:

    Io ho avuto il coraggio di denunciare il mio aguzzino ma la Procura di Roma ha archiviato, nonostante le Iene lo abbiano smascherato. Leggere per credere:

    http://www.youtube.com/watch?v=MNJ7xmOmYwk

    http://www.ilmurodigomma.org/

    Lui continua ad adescare vittime in internet.
    Ha messo falsi annunci di lavoro usando anche la denominazione di una società inesistente: l’ho segnalato alla Polizia di Stato, alla Polizia Postale, alla Guardia di Finanza ed alla Procura. A quel che ne so, non è stato fatto nulla. La Polizia Postale non mi ha mai risposto. La Procura ha archiviato.
    A che serve rivolgersi alle Istituzioni??? La Giustiza esiste?

  • Giusy Mandorino:

    … Cosa rispondere?
    Da profana, mi viene da pensare che, probabilmente, la Procura non avrà riscontrato alcun reato e, non potendo fare un processo alle intenzioni, avrà archiviato il caso. Non riesco a spiegarmelo altrimenti.
    Il problema è che, in questo modo, le persone rinunciano a denunciare i fatti, sentendosi impotenti e non ascoltate. In realtà, vengono vittimizzate un’altra volta.
    Ciò che mi sento di dire è questo: non scoraggiatevi, denunciate, denunciate e denunciate! Se necessario, più e più volte.

    Qualora qualcuno di più competente in materia volesse intervenire, sarei ben lieta di apprendere qualcosa di più.

  • Occhiverdi:

    Tutto questo è solo un processo alle intenzioni? Cercherò di essere chiara e semplice nella mia spiegazione.
    Innanzitutto potrà leggere nel mio sito http://www.ilmurodigomma.org la mia verità: una trappola senza uscita.
    Oltre alla mia denuncia del 24 settembre 2008 depositata in Tribunale a Roma, abbiamo presentato successivamente delle memorie – anch’esse depositate in Tribunale in cui-:
    - altre persone erano pronte a testimoniare l’atteggiamento di quel personaggio
    - questo personaggio aveva messo numerosi annunci di lavoro in più siti (non li ho contati ma io sono in possesso di circa 200 pagine formato A4 con suoi annunci e di risposte a miei annunci in cui cercavo lavoro come impiegata), per diverse posizioni (gli affari però sembrerebbe che gli andassero piuttosto male in quel periodo, da quanto si legge sui giornali e quindi è davvero inverosimile che ci fossero tutti quei posti vacanti nella sua società). Ha usato accounts diversi nel corso del tempo, ha usato anche nomi di donna e numeri telefonici vari per non farsi riconoscere (se la cosa fosse stata tanto onesta e limpida perché nascondersi?) Gli annunci sono continuati anche dopo la mia denuncia del 2008 ed almeno, a quel che ne so, fino al marzo 2010.
    - ho messo anche degli annunci “esca” di alcune ragazze minorenni di 16 anni e di una di 15 anni ½ e lui ha ripetutamente cercato di adescarle; anche i maschi gli interessano. E poi la richiesta di foto non proprio professionale.
    - ha utilizzato più volte la denominazione di una società inesistente (ma in seguito, autonomamente, ho scoperto che si trattava sempre di lui). Al riguardo preciso di aver presentato anche un esposto presso il Commissariato Viminale di Roma, inizio settembre 2008 (mai nessuno mi ha chiamata e non so se siano mai state condotte delle indagini. Che fine avrà fatto il mio esposto?).
    - ho chiesto di poter incontrare il magistrato per un colloquio ma egli non mi ha convocata mai
    - un “ufficiale” della GdF si è recato personalmente dal Magistrato per riferirgli della mia situazione e del fatto che ero molto provata chiedendo l’autorizzazione a condurre indagini (la GdF non è stata mai autorizzata a quel che ne so)
    -a dicembre 2008, dopo la richiesta di archiviazione del PM motivata dal fatto che il fatto – sesso per avere il contratto di lavoro – sebbene riprovevole dal punto di vista morale, non costituisce reato, ho cercato altre vittime. Ho avuto successo. Nel giro di alcuni giorni 2 donne mi hanno confessato di essere state obbligate a consumare un rapporto sessuale con lui per essere assunte – naturalmente nessuna assunzione è seguita – e di circa una quindicina di donne che erano state al colloquio di lavoro. Questo personaggio ha messo annunci di lavoro, rintracciabili in internet da un attento lavoro della Polizia Postale; c’è stato uno scambio di e-mails, l’invio di curricula, telefonate rimaste sui tabulati telefonici, materiale anche fotografico e di altro genere nel suo computer.
    - abbiamo chiesto in più occasioni l’avviamento di indagini
    - un infiltrato sarebbe dovuto essere inviato dalla Procura ma nulla è stato fatto: perché? (per fortuna ci sono le Iene!)
    – abbiamo fatto presente al GIP il video delle Iene il giorno dell’udienza in Tribunale: non è servito a nulla
    - la conseguenza naturale alla mia denuncia sarebbe stata una controdenuncia nei miei confronti. Eppure nulla di questo è seguito.

    Un processo alle intenzioni? Ha letto sul mio sito la testimonianza di un’altra vittima?
    “Si potrebbe fare un bel percorso!” certo che sì: la rovina e la devastazione della vittima, eccolo il percorso che lui ha in mente. Ho solo risposto ad un annuncio di lavoro perché cercavo un impiego ma lui mi aveva teso una trappola. Era solo una dannata trappola. E quello che ho patito io, lo ha fatto anche ad altre persone, come mi è stato confermato dalle altre 2 donne. Perché lui è un seriale.
    J’ACCUSE! Io denuncio, denuncio tutte le autorità che, di fronte a tutti questi fatti documentati, hanno cercato di mettermi il bavaglio, di insabbiare. Credo di avere qualche buona ragione per pensare che tutto questo è davvero molto, molto, molto SOSPETTO.
    Quello che vorrei? Che il mio dossier venga riaperto da un giudice “retto” e che vengano avviate finalmente le indagini. Chiedo troppo?
    Secondo Lei ne sanno qualcosa i suoi figli? E gli industriali di Confindustria e le altre persone eccellenti accanto a lui nella galleria fotografica in un sito ancora on line oppure gli altri autori di un libro pubblicato quest’anno?
    Altre denunce implicano la sua reiterazione del reato: quante altre persone dovrà violentare prima che il coraggio prenda il sopravvento sulla vergogna, prima che la forza vinca il ricatto?
    Ma non si doveva prevenire la violenza? Dove sono andati a finire i buoni propositi e le manifestazioni in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne scritti in caratteri cubitali sui giornali? Ministro delle Pari Opportunità che mi dice in merito? Non si può fare niente? Dove sono andate a finire le imprese dei nostri eroi che si vantano di sventare pericoli in seguito ad una segnalazione? Perché una denuncia con una accusa così grave è stata archiviata così celermente? Davvero ha amici così importanti che gli possano garantire l’impunità?
    Eppure da più parti ci dicono di avere fiducia nelle Istituzioni, l’importanza della ricerca della verità e della trasparenza. E gli spessi giornalisti ci dicono di denunciare ma di fatto i nostri aguzzini sono liberi.
    Resto in attesa di un parere di un esperto giurista.
    Grazie.
    Una donna sola

  • Giusy Mandorino:

    Capisco e comprendo tutta la frustrazione che le deriva dal senso di impotenza che la sta investendo, e le esprimo tutta la mia solidarietà.
    Alcune donne, putroppo, sono più sprovvedute ed ingenue di altre e, spinte dalla disperazione derivante dalla necessità di lavorare, cadono nella trappola.
    Anche io, di fronte a situazioni come queste, mi pongo numerose domande. Il problema è che, avendo una formazione socio-criminologica, non ho competenze giuridiche per poter azzardare delle risposte concrete, nè per lei, nè per me stessa.
    Le faccio compagnia, pertanto, nell’attesa di un parere più esperto.

  • Occhiverdi:

    SEMBREREBBE CHE PERO’ LE COSE DOVREBBERO ANDARE DIVERSAMENTE … (anche in questo caso la donna aveva bisogno di lavorare, ha subito il ricatto e, tra l’altro ottenuto il posto di lavoro che credo conservi tuttora, ma il suo aguzzino è stato punito). Mi spieghi perchè: io continuo a non capire…

    Si conclude la vicenda, dopo cinque anni

    Roma, donna costretta a sesso per un posto fisso

    Condannato l’ispettore del Lavoro per concussione sessuale

    Roma – Si conclude nel migliore dei modi la vicenda riguardante una donna romana di 49 anni che, in gravi difficoltà economiche e con un figlio a carico, era costretta a prestazioni sessuali con l’ispettore del Lavoro, per un posto fisso. L’ex impiegato è stato condannato a 5 anni di carcere. La vicenda risale al 2005, quando la donna, appena divorziata, si è trovata in gravi difficoltà economiche. Alla ricerca disperata di un posto di lavoro, riceve la chiamata di un’ispettore del Lavoro di Roma che ritiene soddisfacente il curriculum della donna.

    Assegnatole un posto da precario, la donna è messa davanti alla scelta di accettare un posto fisso, in cambio di soldi o sesso, o rimanere precaria: la donna sceglie di accettare il ricatto del carnefice.
    Dopo alcuni anni in preda ai ricatti, la vittima si è finalmente decisa a chiedere aiuto all’avvocato Pietro Nicotera, il quale ha deciso di denunciare tutto alle forze dell’ordine.

    Carlo d’Elia

    26/4/2010

  • Occhiverdi:

    Cara Giusy,

    Le scrivo a distanza di molti mesi per comunicarLe che ho anche cercato di raccogliere dei commenti altrove.
    Può visitare, ad esempio:

    http://www.pinkblog.it/post/2566/sesso-se-vuoi-il-lavoro-cronaca-di-una-proposta-indecente

    Conclusione: fino a quando certi magistrati e certi giudici “si comporteranno in questo modo” costui rimarrà impunito e denunciare non servirà assolutamente a NULLA. Il nostro è un Malpaese.

    Un saluto,
    Occhiverdi

  • Occhiverdi:

    Giusy, non posso crederci. Non posso crederci.
    Sa cosa ho scoperto? Che attualmente usa anche i social network professionali (LinkedIn, Viadeo …) oltre ai social network (facebook … ). Ora dice di essere il presidente/proprietario di una società a Roma, settore cantieri navali, di cui non scrivo il nome perchè non so se posso, che, proprio come aveva già fatto in precedenza, non risulta essere registrata presso la Camera di Commercio.

    Ancora con la storia del cantiere navale!
    “Una volta arrivata a Roma mi disse che per problemi di un nuovo cantiere da creare non aveva la persona addetta che firmava i contratti ma che comunque nei primi giorni di dicembre sarebbe iniziato il nostro rapporto di lavoro”.
    Ed ancora:
    “La posizione cercata riguarda la selezione dell’assistente del Presidente della nostra Holding, proprietaria di un gruppo di società a carattere internazionale, che sta acquisendo il quarto cantiere navale, per importanza e grandezza, in Europa”.

    Quindi persevera con la diffusione di notizie false e tendenziose a mezzo internet per raggiungere i suoi scopi?

    E’ incredibile … dopo aver chiesto aiuto, mi è stato detto che da sola non ce la posso fare. Che avrei bisogno di un pò di aiuto mediatico … Il mondo si è rovesciato.